Home > Studi e ricerche > Pubblicazioni > exPress > Piccole ma aperte a più mercati
Piccole ma aperte a più mercati
In un mercato globale ipercompetitivo è necessario adeguarsi ai mutamenti economici e sociali cogliendo appieno le opportunità e le potenzialità dei mercati esteri. E' importante confrontarsi con il processo di globalizzazione in atto avendo coraggio di investire, continua capacità di innovare e abilità ad individuare e sfruttare i mercati di nicchia, non tralsciando di sperimentare nuove forme distributive e cercare sempre e comunque di trarre un vantaggio dal confronto con le imprese straniere in un'ottica di benchmarking e di possibile cooperazione.
Le imprese italiane per rimanere competitive devono rendere il loro business attrattivo sui mercati internazionali cogliendo le opportunità derivanti dalla diversa composizione della domanda nei mercati sviluppati e in quelli emergenti. I primi sono mercati maturi localizzati principalmente nell'Europa Occidentale dove i redditi pro capite e la propensione ai consumi sono mediamente più elevati del resto del mondo. La domanda pertanto è rivolta a beni di fascia qualitativamente medio alta dove l'attenzione al design è percepita come autonoma caratteristica di prodotto al pari della funzionalità.
I mercati emergenti sono caratterizzati da ritmi di sviluppo superiori a quelli delle economie più avanzate con un costante incremento delle possibilità di spesa. Si tratta di grandi mercati di sbocco. Ad esempio l'area asiatica è già da tempo divenuta il nuovo baricentro del commercio mondiale. Tuttavia definire la Cina "fabbrica del mondo" in quanto fonte di manodopera a basso costo è senza dubbio corretto, allo stato attuale, ma riduttivo. Il Celeste Impero è prima e soprattutto il più grande mercato di consumo in espansione dove sta aumentando il numero di coloro che rientrano nella fascia di consumatori benestanti presso i quali il made in Italy e l' Italian way of life è assurto a status symbol dei nuovi ricchi.
Ma l' Azienda Italia sembra aver colto con ritardo le peculiarità di questo mercato rispetto ad altri paesi europei. E' anche vero, tuttavia, che vi sono settori in cui la limitata dimensione media aziendale italiana non consente di sfruttare appieno le potenzialità offerte dai mercati emergenti i quali esprimono prevalentemente una domanda più di quantità che di qualità per la quale le conseute leve competitive e gli apparati produttivi delle aziende italiane risultano troppo rigidi.
Al momento è importante attuare per tempo strategie di differenziazione delle proprie produzioni in modo da avvantaggiarsi dalla diversa composizione della domanda nei vari mercati: locali, sviluppati ed emergenti. Occorre anche avviare processi di riqualificazione e riorientamenteo geografico dell'offerta italiana rendendo quest'ultima più difficilamente soggetta alla concorrenza dei paesi emergenti. Questo vuol dire che se la delocalizzazione e le azioni di insediamento diretto, commerciale e produttivo all'interno dell'aree asiatica e balcanica appare ormai, per molti settori, una strada obbligata per tagliare i costi e mantenere competitività, allo stesso modo è altrettanto necessario reinvestire i profitti ottenuti producendo in Asia nella riconversione delel attività in italia su segmenti sempre più avanzati e sofisticati, ad alto valore aggiunto, in cui creatività ed innovazione contano più del basso costo del lavoro ed essere pronti a conquistare spazi in nicchie di mercato sostenute da qualità, innovazione tecnologica e design, intercettando così la domanda proveniente dai mercati sviluppati dell'Europa Occidentale.
In ultimo non è necessario andare fino in India per abbassare i costi della produzione. L'area dei Balcani geograficamente molto vicina alla nostra Penisola presenta le medesime opportunità e le barriere linguistiche sono molto meno invalicabili rispetto agli ideogrammi cinesi.
Nel caso in cui la controparte straniera, come anche quella italiana, non dovesse ottemperare ai propri impegni UGC banca ha stretto accordi e partnership nei mercati internazionali per supportare le imprese nelle attività di recupero. Mentre in Italia già opera con successo tanto da meritarsi la massima valutazione da parte di Standard & Poors' entrando così a far parte delle 15 società al mondo specializzate nella gestione dei crediti anomali, e l'unica in Europa, a potersi vantare di avere un rating STRONG.
Ne consegue che anche il limite della difficoltà di recuperare i propri soldi all'estero, che porta molte aziende a soffocare la propria vocazione internazionale o a desistere dall'entrare in mercati esteri, può ritenersi superato. Occorre organizzarsi per la sfida competitiva nei nuovi mercati sapendo di poter contare sulla professionalità di specialisti pronti a supportare l'azienda nelle problematiche conseguenti ad un investimento di crescita.




