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Basilea 2 e IAS 39: effetti congiunti sulla valutazione e gestione dei crediti
Nelle top ten dei termini economico-finanziari più cliccati, nei motori di ricerca su internet, svettano le keywords "Basilea" e "IAS", con una permanenza in classifica senza eguali. I motivi di tale notorietà sono di facile intuizione. Le nuove normative di vigilanza e contabili rappresentano a giusto titolo un punto di svolta per imprese, banche, mercati ed istituzioni.
Innanzitutto ci preme tranquillizzare il lettore. In questa sede non si tenterà nè una ennesima e tediosa sintesi delle novità legislative che a breve entreranno in vigore nel nostro ordinamento nè una disamina degli effetti, benefici e al contempo rivoluzionari, che le stesse apporteranno nel rapporto banca-impresa. Lo scopo di questo appunto è quello di fornire una chiave di lettura del fenomeno, analizzato sotto la lente di un operatore che ha trasformato il recupero crediti in un centro di profitto. Le attività esattive, in effetti, se ben gestite, sono in grado di atteggiarsi a leva strategica per quelle imprese intenzionate a migliorare la propria struttura finanziaria e gli indici patrimoniali, imprescindibile biglietto da visita per l'accesso al credito bancario.
Sono proprio i cambiamenti che inevitabilmente si produrranno nell'accesso al finanziamento bancario quello che più preoccupa le imprese italiane, più esposte verso il sistema bancario che orientate al mercato dei capitali, a differenza dei loro omologhi anglosassoni.
Con l'utilizzo dei sistemi di rating, giudizi sintetici attribuiti dalle singole banche a ciascun cliente, saranno le PMI, ca. l'80% del sistema impresa italiano, a risentire degli effetti conseguenti alle mutate caratteristiche del rapporto di credito. Le aziende che verranno valutate dalle banche, come problematiche e vulnerabili al rischio di crisi di liquidità, otterranno credito ma a costi elevati. Di contro saranno migliori le condizioni applicate alle imprese giudicate virtuose, alle quali verrà attribuito un rating positivo.
Tuttavia nel ginepraio di articoli allarmistici e messaggi tranquillizzanti che si sono alternati nelle pagine dei quotidiani finanziari degli ultimi tempi, un recente ed autorevole studio evidenzia come siano scevre di giustificazione le preoccupazioni per il futuro accesso ai finanziamenti da parte delle PMI. Infatti l'ammodernamento del sistema creditizio, conseguente all'entrata in vigore dell'accordo di Basilea, porterà le banche a poter beneficiare di minori requisiti patrimoniali attraverso una maggiore efficenza interna e di contro le PMI, a certe condizioni potranno indebitarsi a costi minori e con maggiore disponibilità. Ma tale loop virtuoso produrrà effetti sempre che le banche, merita ricordarlo, siano in grado di modernizzare processi e metodologie interne al fine di implementare da subito la versione più avanzata dell'Accordo sui coefficienti minimi di capitalizzazione, il c.d. modello IRB advanced.
Già dalla lettura di questo breve scritto si noterà come le nuove normative, e i cambiamenti che si genereranno nel mercato creditizio e nel sistema impresa, hanno prodotto, ancor prima della loro entrata in vigore, un cambiamento nel lessico e nella stessa cultura d'impresa. Vediamo in che modo. Tra le variabili essenziali per quantificare il rating da attribuire alla clientela vi è la stima della percentuale di perdita al momento dell'insolvenza, la c.d. Loss given default, che inversamente legata ai tassi di recupero stimati dei crediti insoluti, ossia al valore attuale dell'esposizione al momento dell'insolvenza, al netto dei tempi e costi di attivazione di eventuali garanzie e/o procedure concorsuali. I modelli interni, indicati da Basilea 2 hanno così introdotto il probabilismo, attribuendogli un peso non trascurabile, all'impatto revisionale, secondo precisi paramentri.
Con l'attuazione dei criteri di ponderazione del rischio fissati da Basilea sarà cruciale, per le imprese, al fine di usufruire di profittevoli tassi di interesse e contare su un idoneo volume di risorse finanziarie, adottare politiche aziendali che tendano ad un assetto più equilibrato del capitale circolante e ad una più accorta gestione finanziaria. Ne consegue che "il credito verso clienti" sarà una delle voci di bilancio da monitorare costantemente, anche perchè rappresenta una posta che viene presa in considerazione per l'elaborazione di diversi ed importanti indici di solidità e di liquidità, quali, ad esempio: la rotazione dei crediti commerciali, il tempo medio di incasso dei crediti, il quoziente di disponibilità e tesoreria.
Da non trascurare anche come la mancata o ritardata trasformazione in liquidità di un credito amplifica la necessità per l'impresa di ricorrere a capitale di finanziamento ed utilizzare in modo cospicuo le linee di credito già aperte, con un aggravio di oneri finanziari a causa degli interessi passivi. Oggi pertanto non si può prescindere dal monitorare costantemente sia i rapporti di incasso con la clientela che il processo gestionale degli stessi. Un utile indice da tenere sotto controllo è ad esempio l'indice di dilazione dei crediti commerciali: una dilazione media degli incassi, significativamente a quella espressa dal mercato di riferimento, tradirà carenze nella valutazione preventiva del rischio-cliente e nella gestione del processo di incasso dei corrispettivi.
Per quanto attiene poi alla valutazione dei crediti commerciali i principi contabili internazionali dettano alcune regole, ma anche qui si assiste ad un passaggio rivoluzionario dai numeri contabili alla distribuzione della probabilità dei valore e alla riserva stocastica.
I crediti commerciali rietrano nell'ambito della definizione della più ampia categoria degli strumenti finanziari e, come tali, sono soggetti alle regole contabili contenute nello IAS 32 e nello IAS 39. Secondo la definizione, data dallo IAS 32, uno strumento finanziario è un qualsiasi contratto da cui origini un'attività finanziaria, una passività finanziaria o uno strumento rappresentativo di capitale. Tra le attività finanziarie che rappresentano un diritto contrattuale a ricevere in futuro disponibilità liquide vi figurano tra l'altro i crediti verso clienti e i crediti per prestiti erogati.
Per quanto poi attiene la categoria di strumenti finanziari definita dallo IAS 39, all'interno della quale classificare i crediti commerciali, da più parti si ritiene più opportuno includerli nella voce "finanziamenti e crediti", loans e receivables, ossia attività finanziarie, non derivate, con pagamenti fissi o determinabili non quotate in un mercato attivo. La valutazione iniziale deve essere effettuata al fair value aumentato dei costi di transazione. Il fair value, al momento della misurazione iniziale, è solitamente il prezzo di transazione, ossia il corrispettivo fissato. Successivamente alla rilevazione iniziale il credito, classificato tra i "finanziamenti e crediti", deve essere valutato al costo ammortizzato, rappresentato dal valore iniziale, al netto dei rimborsi, aumentato o diminuito dell'ammortamento complessivo, utilizzando il criterio dell'interesse effettivo, di qualsiasi differenza tra il valore iniziale e quello a scadenza, dedotta qualsiasi riduzione a seguito di svalutazione o irrecuperabilità.
Anche in questo caso, si nota come, l'applicazione dei nuovi principi contabili, e soprattutto del costo ammortizzato nella valutazione del presumibile valore di realizzo dei crediti, rende necessario in capo a ciascuna impresa, indipendentemente dalle dimensioni e dal mercato di riferimento, andare a rivedere le logiche fino ad ora seguite nelle attività di recupero delle poste insolute.
Infatti ai fini dell'iscrizione in bilancio di un credito, come si è detto, l'impresa sarà tenuta a determinarne il valore recuperabile e stabilire se il corrispondente dato contabile dovrà essere svalutato ed eventualmente in quale misura, ovvero spiegare le ragioni che fanno presumere che lo stesso al suo valore nominale sarà economicamente recuperato.
L'opzione in favore del fair value nella valutazione degli strumenti finanziari, secondo lo IAS 39, emendato lo scorso 16 giugno, presenta inoltre il rischio di valutazioni eccessivamente discrezionali e volatili. In contrasto con le procedure di più accurata valutazione dei rischi imposte alle banche da Basilea 2.
Diviene pertanto indispensabile per l'impresa, che vuole redigere il bilancio e gli altri documenti contabili secondo una logica "IAS compatibile" e al contempo vedersi attribuito un rating positivo dal sistema bancario, dotarsi in primis di efficaci strumenti predittivi sulla ricuperabilità del credito ed in secondo luogo, ma non meno importante, migliorare la propria efficienza nelle attività di incasso dei crediti, se del caso delegando a soggetti specializzati la gestione del recupero, non trascurando inoltre di monitorare costantemente le variazioni in peius che dovessero intervenire in quegli indici patrimoniali e finanziari in cui il credito commerciale incide in più larga parte.
La gestione ottimale dei crediti in portafoglio diventa pertanto un imprescindibile indice di affidabilità, in virtù degli effetti che provoca nel rapporto di liquidità corrente e sul conto economico in termini di oneri finanziari e di perdite.




