Home > Studi e ricerche > Pubblicazioni > Osservatorio NPLs > N. 0
N. 0
ANDAMENTO DELLE SOFFERENZE BANCARIE

QUALITA' DEL CREDITO COMMERCIALE
La politica prudenziale attuata dal sistema bancario nella concessione di nuova finanza ha obbligato le imprese a ricorrere al credito commerciale, utilizzando la dilazione nei pagamenti come uno strumento di gestione della finanza attiva e passiva in grado di fornire all'azienda liquidità sufficiente a portare avanti la produzione. Il grafico a fronte evidenzia come il fatturato complessivo del sistema Impresa, pur rimanendo nell'area "negativa", mostra marcati segnali di ripresa trainato dall'elevato aumento degli ordinativi. Si tratta di un grosso impegno a carico della funzione di sviluppo commerciale in quanto per far sì che il fatturato aumenti di un punto percentuale vi deve essere parimenti un incremento degli ordini di oltre 3 p.p. Il trend dei due indicatori, ben rappresentato nel grafico, mostra come l'economia reale abbia reagito, anche in tempi brevi, in modo proattivo alla crisi. Questo tuttavia non significa che il sistema Italia ne sia uscito anche perché ci si trova ancora nell'area con segno negativo. A rendere difficoltoso l'effetto traino degli ordinativi contribuiscono in maniera significativa i mancati pagamenti della Pubblica Amministrazione che costringono molte imprese, già con difficoltà ad ottenere nuova liquidità, a non potersi finanziare attraverso i crediti verso clientela in quanto, per un vero paradosso, il cliente più affidabile (lo Stato) non paga nei termini. Secondo le ultime stime i debiti della Pubblica Amministrazione nei confronti delle imprese italiane, in particolare di quelle attive nel settore sanitario, dell'edilizia e delle costruzioni, ammontano a circa 70 miliardi di Euro. Una cifra più che ragguardevole se solo si considera che l'ammontare delle partite anomale bancarie, ovvero i crediti vantati dalle Banche e non esigibili per insolvenza più o meno grave della clientela, non superano i 75 miliari di Euro. Ma è opportuno dare atto di un virtuosismo delle aziende italiane, da sempre note per avere abitudini di pagamento piuttosto lasche quanto ai tempi. Come emerge dalla tabella in quasi tutti i settori merceologici del comparto manifatturiero le imprese hanno ridotto sensibilmente, in alcuni casi anche di quasi il 60%, i giorni di ritardo nel saldo delle fatture. E' vero si è trattato di una via obbligata. A fronte della maggiore difficoltà ad accedere al credito bancario le aziende hanno dovuto finanziarsi tra loro e questo ha comportato un aumento della fiducia all'interno del sistema Impresa raggiunto attraverso una tendenziale correttezza nei pagamenti, anche perché da più parti si è iniziato a "far di conto" notando che un giorno di ritardo rispetto ai termini contrattuali comporta in media un onere pari allo 0,28% del fatturato.

MERCATO IMMOBILIARE
Le dinamiche del mercato immobiliare sono uno specchio e una chiave interpretativa dell'andamento generale di vari parametri economici tra cui propensione all'indebitamento, spese per consumi, investimenti mobiliari ed immobiliari, tanto nelle fasi economiche espansive quanto in quelle recessive. E' ampiamente dimostrato infatti che se aumenta il prezzo delle case o diminuisce il tasso di interesse, i consumatori sono indotti ad aumentare il loro debito ipotecario a fronte del maggior valore che ha assunto la garanzia reale rifinanziandolo ed utilizzando questi fondi aggiuntivi per una varietà di scopi, come ad esempio aumentare i consumi, acquistare asset finanziari, o apportare miglioramenti al proprio immobile (es. mutui per ristrutturazione). Il lungo ciclo di sviluppo immobiliare che ha caratterizzato gli ultimi due decenni è stato favorito dal miglioramento delle condizioni di accesso al credito. In particolare vi hanno anche influito i bassi tassi di interesse e l'aumentata competizione tra le banche stimolando e sostenendo, in alcuni casi anche in modo eccessivo, la crescita costante dei prezzi immobiliari. Nell'ultimo decennio (1997-2007) in molti Paesi infatti si è assistito ad un ampio ed inatteso aumento dei prezzi immobiliari. In Irlanda, Olanda e Regno Unito i prezzi hanno superato di oltre il 30% i valori dei parametri di influenza. Un overevaluation di ca. il 20% si è anche registrato in Francia, Australia e Spagna, interessando anche l'Italia con un più 15%. Nel corso del 2008 vi è stata una inversione di tendenza. Il volume complessivo delle compravendite immobiliari ha iniziato a diminuire. Solo nel primo trimestre del 2009 il numero delle transazioni in Italia è sceso di oltre il 18% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Il fatto che nel nostro Paese i prezzi non siano crollati è solo grazie alla rigidità dell'offerta che ha consentito il non verificarsi di spirali recessive che hanno invece colpito molti Paesi industrializzati ad iniziare dagli Stati Uniti per proseguire prima in Gran Bretagna e poi in Irlanda e Spagna. Se la rigidità continuerà a persistere la flessione media dei valori in termini reali si assesterà tra il 3% ed il 5%. Nelle aree urbane di maggiori dimensioni il calo delle quotazioni sarà più sensibile per effetti di alcuni eccessi speculativi degli anni passati mentre nei comuni di piccole e medie dimensioni si avrà una stabilizzazione dei valori sui livelli di inizio anno. In un mercato rarefatto, come si è dimostrato essere diffusamente quello attuale, l'individuazione di un riferimento di valore da associare agli immobili è un'operazione complessa e delicata che ha comunque effetti importanti e non trascurabili soprattutto con riguardo al valore delle garanzie reali in caso di default. Diversi analisti si sono interrogati sulla questione effettuando veri e propri stress test immobiliari. E' stato comunque notato che una fase recessiva del ciclo economico, più o meno lunga, impatta sul calcolo della Loss Given Default, ovvero sulla perdita prevista in caso di insolvenza della controparte. Tale effetto downturn assume un certo rilievo principalmente sulle esposizioni a medio lungo termine e assistite da garanzia immobiliare, concretizzandosi in una potenziale diminuzione di valore dell'immobile dato a garanzia.

FOCUS SULLA GESTIONE NPLs
La crisi complessiva del sistema economico finanziario ha prodotto i suoi effetti anche nella gestione dei NPLs. Il settore è anticiclico avendo riguardo alla dimensione del mercato considerato che le sole partite anomale del sistema bancario a dicembre 2008 sono aumentate rispetto all'anno precedente del 5,5%. Le società di recupero hanno registrato un incremento delle posizioni affidate in gestione del 15%. Ma il settore è tuttavia ciclico con riferimento alle performance di incasso, come ben rappresentato dal grafico, dove è evidente un innalzamento dei recuperi per via giudiziale. In Italia la minore disponibilità di credito nei confronti delle famiglie e per certi versi delle Imprese è divenuto significativa tanto da giustificare il rallentamento delle performance dei recuperi verso la clientela retail. E' vero che le famiglie italiane sono tipicamente meno indebitate di quelle di altri Paesi, ma oramai hanno raggiunto il loro limite psicologico all'indebitamento. Negli ultimi 10 anni si è assistito ad un aumento delle definizioni del contenzioso per recupero crediti attraverso la c.d. "vendita della quietanza", che rispondeva alla logica di individuare il punto più alto a cui il debitore era disposto a pagare per estinguere il suo debito, in un'ottica di riduzione dei costi e dei tempi di recupero a carico del creditore. Questo modello era percorribile in un contesto economico dove la disponibilità delle famiglie ad indebitarsi e l'aumentata propensione al consumo facilitavano la "sostituzione del creditore" grazie anche alla fase di espansione creditizia, alla liquidità del mercato e al meccanismo di trasferimento dei rischi dal singolo erogatore e ancora al mercato (es. cartolarizzazioni). Allo stato attuale la funzione gestione crediti è costretta a rimodulare l'approccio gestionale verso una maggiore tutela nel tempo del valore del credito a scapito di un più immediato incasso del "prezzo di quietanza" che comporterebbe oggi maggiori sacrifici. Questa impostazione naturalmente determinerà un allungamento dei tempi di incasso ed una maggiore incidenza dei costi legali, ma consentirà di avere maggiori probabilità di definire le posizioni in via transattiva in tutti i casi in cui le attività giudiziali, avviate per tempo, non si saranno già concluse. Se si proseguisse sulla strada della preferenza delle soluzioni transattive il creditore, soprattutto bancario, subirebbe un incremento delle perdite. Analizzando il fenomeno dal lato del creditore corporate dovendo l'imprenditore autofinanziarsi attraverso il meccanismo di gestione del capitale circolante basato sul differimento del pagamento dei fornitori ed applicando una scontistica alla clientela pur di avere una liquidità immediata, lo stesso deve porre grande attenzione alla fase di recupero del credito divenuta da mero centro di costo ad una ulteriore fonte di liquidità. La ciclicità caratterizza anche il comparto delle cessioni. Il numero di operazioni ha subito una contrazione e quelle che si sono perfezionate hanno sofferto di prezzi di mercato ridottisi di oltre il 30%. Un aumento della rischiosità dei crediti è evidente anche nel c.d. social lending, ovvero la prestazione di denaro senza l'intermediazione di una banca, dove in un anno il tasso di default è raddoppiato, passando dal 2% ad oltre il 4%. In altri termini è necessario che la funzione di gestione crediti inizi ad operare da termovalorizzatore aziendale al fine di produrre nuova "energia" da immettere nel sistema.
Scarica il formato PDF del N. 0 (775.43 Kb).




