Anno VI - N.17 del III Trimestre 2009  




Alcuni aspetti del mercato dei NPLs - sunto di una tesi di Laurea
Michele Lambiase, Laureato in Economia Aziendale presso l'Università degli Studi di Verona

Nell’estate 2007 ho avuto la possibilità di frequentare uno stage presso la Direzione Generale di UGC Banca. Era il mio primo contatto con il mondo del lavoro.
Si è trattato di un’esperienza positiva che mi ha permesso di conoscere la reale e pratica applicazione delle modalità di gestione dei crediti anomali.
Giorno dopo giorno ho acquisito maggiore familiarità con l’argomento degli NPLs, è aumentata la mia curiosità ed è maturato il desiderio di migliorare la conoscenza di temi che avevo già studiato ma che meritavano di essere approfonditi.
Il passo successivo, la naturale evoluzione di questa premessa, è stato quello di utilizzare questa esperienza e questi studi per lo svolgimento della mia tesi di laurea.
Essa ha come titolo: “Il mercato dei NPLs e il caso UGC Banca”, e l’ho suddivisa in tre parti.
Nella prima viene esaminato il Nuovo Accordo di Basilea, più noto come Basilea 2, ponendo una particolare attenzione alle innovazioni da esso apportate ai fini della determinazione del capitale minimo di riferimento che le banche devono detenere per fronteggiare i rischi connessi allo svolgimento della loro attività.
Si sviluppa il concetto di rischio bancario, poiché il Nuovo Accordo ha considerato categorie più ampie che non si riconnettono ad un generico concetto di rischio, ma definisce più dettagliatamente rischi di credito, di mercato e operativo, e viene presa in esame la relazione di tali rischi con il capitale proprio al fine di definire i requisiti patrimoniali minimi necessari alla copertura delle perdite inattese.
In dettaglio ho usato frequentemente il termine di “default”, dato che a questo concetto è stato dato ampio spazio ed è stato particolarmente trattato nell’ambito del Nuovo Accordo che ha attribuito nuovi caratteri alla definizione di insolvenza, implicazioni innovative che hanno portato ad un allargamento della classificazione di patologie anche ai singoli inadempimenti, attribuendo ad essi una maggiore oggettività, in quanto è più facile osservare puntualmente i mancati pagamenti piuttosto che esprimere valutazioni sulla capacità strutturale di fronteggiare le obbligazioni assunte.
Ho studiato le modalità di misurazione del rischio di credito e approfondito l’esame dei tre pilastri di Basilea 2, e cioè i requisiti patrimoniali minimi, i processi di vigilanza e la disciplina di mercato, connesso a questi elementi, ho esplicitato anche il concetto di “rating”, considerato che le valutazioni attribuite dalle varie agenzie specializzate sono andate acquisendo un’importanza sempre maggiore nella definizione dei gradi di rischio del credito bancario.
La seconda parte ha seguito un percorso in cui vengono esaminati i nuovi aspetti gestionali delle sofferenze bancarie alla luce del Nuovo Accordo di Basilea 2 e dell’entrata in vigore della Legge n. 130/1999 che ha regolamentato la cartolarizzazione dei crediti.
Precedentemente alla normativa che ha innovato la disciplina della materia, la gestione dei crediti anomali creava non pochi problemi alle banche sotto molteplici aspetti che andavano dalla difficoltà del loro recupero a motivo di complesse normative burocratiche e legali, fino a cause giudiziali protratte nel tempo che davano come risultato alti oneri e scarsa redditività.
L’elemento innovativo fondamentale sta nel vedere i crediti anomali (terminologia che può essere adottata dalla banca per indicare i crediti problematici che gli anglosassoni chiamano Non Performing Loans) come beni oggetto di scambio.
 Ora le banche, grazie ad un insieme di riforme che consentono la “debancarizzazione” delle sofferenze e la successiva stipulazione del contratto di Servicing, esternalizzano la gestione dei crediti anomali a delle strutture specializzate quali Servicer o Bad Bank, che offrono nuove opportunità di sviluppo del business del mercato dei NPLs, provvedendo a gestire e recuperare i crediti per conto dell’originator, ossia del mandante, riducendo i costi di gestione e massimizzando la redditività grazie a tecniche innovative come ad esempio la succitata cartolarizzazione dei crediti.
La terza ed ultima parte propone una disamina del mercato degli NPLs, inserendo in quest’ambito l’esperienza specifica di un gestore nazionale quale UGC Banca.
Si esamina il comportamento degli operatori circa la definizione delle migliori strategie di gestione dei crediti anomali, e si vedono quali sono i fattori che influenzano tale gestione e quali siano le scelte da preferire per ottimizzarla; queste scelte, considerando il periodo di forte sviluppo del settore e la rilevante dimensione economica del fenomeno, vanno sempre più orientandosi verso una gestione in logica di business, di specializzazione, di sviluppo professionale delle risorse, di innovazioni gestionali ed organizzative.
Si vede anche come il mercato vada sempre più privilegiando il ricorso ad accordi stragiudiziali a causa del basso livello di efficienza della giustizia civile.
Come si è accennato, viene esaminato poi il caso di un Gestore operativo sul mercato nazionale ed internazionale considerandone le principali caratteristiche, dalla sua fondazione alla definizione dei principi su cui si basa la sua attività.
Si vedono, inoltre, quali siano la sua mission, il suo modello organizzativo e i vari servizi attraverso cui si sviluppa la sua attività.
La logica, o meglio la filosofia, adottata dal servicer del Gruppo Unicredit si ispira al motto “Bad loans good money”, che lungi dall’essere un ossimoro, è in realtà un modo per dire che anche i crediti anomali possono dare luogo a profitti e che non vengono più visti solo come fonte di perdite.
Ho approfondito poi attraverso un’intervista proposta all’Amministratore Delegato di UGC Banca alcuni aspetti di pratica attualità del mercato degli NPLs e dell’evoluzione organizzativo-strutturale nella logica di aggregazione e fusione del Gruppo Unicredit.
Si può affermare che le tre parti di questo lavoro sono legate da un filo conduttore rappresentato dalla forza innovativa che Basilea 2 ha introdotto nel sistema bancario e i rapporti tra banca e impresa.
Il sistema bancario si è trovato ad affrontare problematiche complesse, quali la valutazione del rischio operativo, la necessità di introdurre un sistema di rating efficiente, quella di programmare interventi sui sistemi informatici e, soprattutto, la necessità di porre in atto cambiamenti organizzativi nel processo di erogazione del credito.
Si tratta di cambiamenti sostanziali che, aggiunti a quelli verificatisi attraverso la concentrazione nel settore bancario che ha portato alla nascita in tempi relativamente brevi di grandi gruppi che hanno assorbito in buona parte le realtà locali, hanno provocato una vera e propria trasformazione del sistema finanziario. 
In conclusione di questo percorso, ritengo di poter affermare che gli aggiornamenti normativi e gestionali introdotti negli ultimi anni nel settore della gestione dei crediti non performing, pur non potendo essere enfatizzati al punto da considerarli come la soluzione ottimale di tutti i problemi connessi ad un tema così complesso, rappresentano tuttavia un punto di buona sintesi che ha permesso la trasformazione di un mondo che, solo fino agli ultimi decenni del secolo scorso, poggiava su strutture legislative e tecnico-operative proprie di una realtà che presentava molti aspetti di oligopolio.
 


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