Anno VI - N.17 del III Trimestre 2009  




UCCMB Spricht Deutsch!
Michele Padovani, Branch Monaco UniCredit Credit Management Bank

Arrivando a Monaco di Baviera il 19 maggio del 2008 non ero sicuro che ce l’avremmo fatta. Ero ottimista, come da mia indole, ma non sicuro al cento per cento. Avevo infatti già presagito quello che poi mi sarebbe stato confermato più volte ed in modi diversi, ovvero che UniCredit Credit Management Bank si era lanciata in uno dei progetti più sfidanti che avesse mai affrontato: la propria internazionalizzazione.
Probabilmente il primo e per questo il più difficile passo in questa direzione, ovvero l’apertura della Branch tedesca, poteva sembrare, ad occhi poco attenti, un’operazione non troppo irta di ostacoli. In realtà muovere i primi passi in un contesto internazionale implica un cambiamento di portata storica per una Banca come la nostra ed è risaputo che i cambiamenti generano sempre molteplici difficoltà.
Essere una Banca internazionale obbliga a rivedere completamente il proprio standing ed il proprio modo di pensare. L’esempio più banale ma allo stesso tempo significativo, ci arriva ogni giorno, quando riceviamo i messaggi di posta elettronica indirizzati a tutto il personale che ci avvisano di cambiamenti organizzativi, ritardi o novità operative: quei messaggi, una volta che si “pretende” di essere internazionali, dovrebbero essere “multilingua” così da essere compresi anche dai colleghi stranieri che, a tutti gli effetti, sono parte della nostra Banca e questa è la testimonianza di quanto sia necessario mantenere questo “nuovo modo di pensare” in ogni piccolo dettaglio.
Lo sforzo intellettuale comportato da un cambiamento del genere è enorme e coinvolge davvero un numero impressionante delle nostre attività quotidiane.
Comprendere un contesto culturale completamente differente, metodologie di lavoro radicate negli anni in modo diverso da quello a cui siamo abituati a pensare, superare gli ostacoli linguistici che si presentano ogni qual volta un documento ufficiale deve essere esaminato “in loco” ed “in remoto”, ottenere le licenze ufficiali necessarie, rendersi credibili per un mercato completamente nuovo, allacciare rapporti e relazioni con professionalità completamente sconosciute, trapiantare un modello organizzativo che prevede figure mai contemplate, customizzare un sistema gestionale che presenta sofisticazioni elaborate in anni di intensa ricerca, al fine di renderlo utile e utilizzabile a risorse che non l’hanno mai visto prima, costruire un team di intelligenze e competenze adatte a gestire tutte le complessità, cercare clienti al di fuori del Gruppo e comprendere come costruire una cooperazione efficiente, ma non troppo invasiva, con le LE’s tedesche del Gruppo sono solo alcune delle sfide che abbiamo dovuto affrontare.
Tutto questo partendo davvero dal nulla (la prima attività è stata quella di “procacciarsi” e attrezzarsi degli uffici!) e sempre cercando di rispettare un corretto ratio di costi che obbligava ad una crescita proporzionale ed armonica, senza poter contare su uno staff numeroso e dovendo “arrangiarsi” a fare tutti un po’ di tutto.
Forse riflettendo su quanto appena elencato si può iniziare ad avere una percezione di quanto siamo riusciti a fare.
Siamo riusciti a farlo nel senso che in questi giorni si è tenuto il “kick-off meeting” di tutti gli shareholders coinvolti nel nostro progetto e, tramite l’avvio della gestione di alcuni portafogli, siamo operativi.
Abbiamo anche fatto di meglio: il 28 ottobre u.s. abbiamo realizzato il primo incasso, a recupero integrale di una posizione affidataci solamente sei giorni prima, nell’ambito di un portafoglio su cui nei primi dieci giorni di gestione abbiamo sottoscritto accordi con i debitori per circa la metà delle pratiche del portafoglio stesso.
Oltre ai portafogli già under management stiamo sottoscrivendo un contratto con HypoVereinsbank grazie a cui, dal 1° Dicembre, andremo ad acquistare rotativamente tutti i loro crediti “small ticket” e siamo in contatto con numerosi potenziali clienti, bancari e non, per incrementare sempre di più la massa gestita e, di conseguenza, i nostri ricavi.
Siamo riusciti in tutto questo grazie a due semplici fattori.
Il primo è la totale disponibilità e generosità professionale delle risorse del team della Branch, che non si sono mai sottratte ad alcuna attività dalla più banale alla più complessa, che fosse di loro competenza o meno. In certi periodi di quest’anno per loro non sono davvero esistiti orari e nemmeno sabati e domeniche. A loro va tutto il mio ringraziamento, che esprimo con sincero orgoglio, ed il ringraziamento di tutta la Banca.
Il secondo è l’infinita capacità di “guardare avanti” del nostro top managment che ha saputo supportarci e comprendere quando era il momento di “rallentare” e quale quello di “accelerare”.
Siamo profondamente consapevoli che le attività da fare o completare sono molte e che ci aspetta un inverno “caldo” perché è il momento di confermarci e stare davvero sul mercato. Ma, convinti che tutto quanto abbiamo fatto finora rappresenta uno spostamento dell’orizzonte, un innalzamento dell’asticella del nostro limite che fino a qualche mese fa era di difficile immaginazione, affrontiamo il nostro futuro internazionale con rinnovato entusiasmo.


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