Anno VI - N.17 del III Trimestre 2009  




Il Processo Civile telematico e l’esperienza romana
Antonio Labate – Avvocato del Foro di Roma e Legale di UniCredit Credit Management Bank

La vera riforma della giustizia è quella telematica. Il Processo Civile Telematico (PCT) rappresenta il progetto del Ministero della Giustizia con l’obiettivo di automatizzare i flussi informativi e documentali tra utenti esterni (avvocati e ausiliari del giudice) e Uffici Giudiziari relativamente ai processi civili.
Per inquadrare la portata del fenomeno e voler dare una “nostra” chiave di lettura il PCT sta agli operatori del diritto come Ex Parte Creditoris sta agli operatori del mondo Unicredit  Credit Management Bank. Con i suoi evidenti vantaggi e i suoi, fisiologici, problemi iniziali.
Immaginiamo un ambiente “on line” dove attraverso un processo di autenticazione (con la smart card) gli avvocati trasmettono gli atti agli Uffici, le Cancellerie ne prendono visione ed i giudici, ove richiesto, emettono il relativo provvedimento.
Non è un caso che la sperimentazione del PCT sia iniziata proprio dal ricorso per decreto ingiuntivo che a Milano ha consentito di avere detti provvedimenti in tempi assolutamente inferiori rispetto al sistema “tradizionale”.
Già da queste brevi cenni comprendiamo l’importanza del PCT non solo da un punto di vista generale ma anche e soprattutto nell’ottica di abbattimento dei tempi di recupero del credito, che, come noto, rappresenta il nostro primario obiettivo.
In questi ultimi anni abbiamo partecipato a molti convegni; abbiamo imparato a utilizzare la smart card almeno per visualizzare lo stato delle nostre procedure, stiamo familiarizzando con il concetto di firma digitale e atto digitale ma, almeno su Roma le cose sembrano apparentemente ferme.
Leggiamo sui quotidiani, con una certa invidia, che i nostri colleghi milanesi ottengono decreti ingiuntivi in meno di una settimana e speriamo che il nostro venga emesso entro tre mesi. Per non parlare delle formule esecutive.
La buona notizia è che anche a Roma il PCT sta muovendo i primi passi. Il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati ha nominato un gruppo di sperimentatori per iniziare a testare il decreto ingiuntivo e proprio in questi giorni un altro gruppo per le procedure esecutive immobiliari e per quelle concorsuali.
 Nel mese di maggio ho partecipato al corso di formazione organizzato dalla Commissione Informatica del Consiglio dell’Ordine, con la convinzione che alla fine avrei potuto trasmettere i primi decreti ingiuntivi.
In realtà ci è stato spiegato che il sistema funziona ma come dicevamo all’inizio ha bisogno di un periodo di assestamento per risolvere le inevitabili problematiche tecniche.
Finalmente i primi giorni di settembre ho inviato il primo decreto ingiuntivo ovviamente di una delle nostre mandanti.
Questo è stato possibile in quanto si è deciso di partire in forma assolutamente limitata (ad oggi ho inviato 10 decreti ingiuntivi) con il doppio binario. Ovvero PCT e cartaceo. Il bilancio del primo mese è assolutamente positivo.
All’inizio ero spaventato dall’idea di dover imparare a dialogare con un nuovo sistema operativo, proprio adesso che avevo finito di combattere con il nostro EPC.
Partendo dall’esperienza di EPC il PCT rappresenta la fase di solo caricamento dei dati e dei files che si intendono e si debbono inviare.
Vediamo come funziona.
La fase di deposito di un atto si basa su flussi di informazioni trasferiti da un capo dell’altro del segmento attraverso la posta elettronica certificata. Ogni avvocato è dotato di una casella di posta elettronica, fornita e attestata presso il Punto di Accesso che può utilizzare solo per il processo civile telematico.
L’Avvocato prepara l’atto con un “Redattore” (scaricabile gratuitamente dal sito del Ministero della Giustizia) e vi appone la firma digitale.
Ma cosa richiede il “Redattore” di così complicato per la redazione dell’atto? La finestra che  si apre è divisa in due parti. Una parte informativa e una documentale. Nella prima introdurremo tutte quelle indicazioni necessarie all’individuazione della pratica (attraverso una numerazione) del Foro, del tipo di procedimento, del valore, delle parti e dell’avvocato del ricorrente. Il Redattore non consente di procedere alla schermata successiva senza che siano stati inseriti correttamente tutti i campi previsti, facilitando l’utilizzo.
La seconda parte consiste nel caricare gli atti e i documenti già in pdf:il ricorso (firmato), la procura alle liti, la nota di iscrizione a ruolo per pct con i relativi contributi e marche (viene chiamata NIR) e ovviamente i documenti allegati al ricorso. La busta che andremo a creare non dovrà essere di dimensioni superiori a 10 MB e pertanto si consiglia una risoluzione dello scanner bassa.
Terminata la fase informativa e quella documentale, che prende al massimo cinque minuti, possiamo creare la nostra busta semplicemente premendo il relativo tasto. A questo punto si accede a una ulteriore finestra che ci richiede di firmare digitalmente tutti gli atti che intendiamo depositare. I programmi di firma digitali e i relativi certificati sono contenuti nella smart card.
Il programma modifica l’estensione del file da pdf a pdf.p7m.
Al termine della firma dei quattro documenti (ricorso, nir, procura e documenti), la busta viene salvata automaticamente sul vostro desktop ed è pronta per essere inviata.
 Si attiva il collegamento con il punto d’accesso e dal pannello si accede alla finestra invia atti. Si inserisce la busta appena creata e si invia.
Il Punto d’Accesso esegue i primi controlli ed invia l’Atto al Gestore Centrale che lo inoltra all’Ufficio Giudiziario di competenza. L’Ufficio Giudiziario riceve l’atto e, in caso di accettazione, trasmette una comunicazione di ricevuta alla casella di posta certificata dell’avvocato.
In caso di esito positivo ( in questo periodo di sperimentazione solo due volte si sono verificati errori che abbiamo risolto con gli operatori informatici del Ministero) il cancelliere dalla propria postazione assegnerà il numero di ruolo e il ricorso seguirà il suo iter all’interno dell’ufficio giudiziario.
Ciò che da una prima lettura può sembrare difficile è assolutamente facile e intuitivo. Inutile sottolineare in un Foro come quello di Roma i benefici in termini economici, pratici.
Significa anche all’interno degli studi legali liberare risorse, evitare lunghe e interminabili code per l’iscrizione o il pagamento delle agenzie di servizi.
Poter inviare un decreto ingiuntivo o depositare una relazione notarile in una procedura esecutiva immobiliare o depositare un qualsiasi atto comodamente dal proprio studio, con l’autenticazione della firma digitale, rappresentano il futuro.
Futuro ormai prossimo anche presso il Tribunale di Roma perché chi ben inizia è a metà dell’opera.
 


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